garbugli0

Istanbul Design Biennal 2012

It’s really a pity to start writing a post on Istanbul Design Biennale in its last day.

But this post today it’s devoted mostly for my friends who couldn’t come in Istanbul for it, (si, un po’ mi mancate).
For this reason, it’s not more than a photogallery of what i’d caught  randomly during my visit in Musibet exhibition, set up in Istanbul Modern, and in Adhocracy presented in Galata Greek Primary School.

Lo scrivo in italiano che faccio prima. (son brava a fingere di scrivere in inglese, eh?)

Entrambe le esibizioni parlano di città con registri differenti pur presentando un medesimo taglio  nella descrizione delle dinamiche sociali relate alle grandi trasformazioni in atto.

Musibet è una ricerca fatta di ricerche, il cui scopo è quello di definire una pluralità di ritratti della città, intesa come oggetto a multipli livelli di lettura. Fotografare con i filtri.

Mi hanno colpito:

Istanbul, Republic, Neoliberism,  una carta triplice di Istanbul con evidenziate rispettivamente le moschee (pensate ai suoni dei minareti che si raggiungono e si sovrappongono l’un l’altro…generano una maglia degna d’esser rappresentata, no?), gli shopping mall ormai all’ordine dell’isolato e i centri culturali (tristemente sparuti).

InfraordinaryInfraordinary ovvero Istanbul come frammenti di vedute che osservate dallo stesso punto generano l’immagine della città. Così come in matematica, se esiste almeno un punto di vista da cui poter apprezzare l’unitarietà ed il molteplice, significa che ce n’è più di uno:

Infraordinary

> e ancora. simpatica ma amara interattiva visione dello skyline urbano con gli occhi del politico, del Toki, del turista, dello storico e di chi altro non mi ricordo. Italo Calvino in apertura.

> una camera del suono in cui isolata l’impronta sonora al buio, le immagini delle strade di Istanbul risalgono da sole alla mente.

> un’interessante indagine fotografica fatta in Germania sulla condizione delle donne all’intero delle pareti domestiche. quelle stesse pareti che fanno la strada e la città che molto spesso non sembrano percepire il disagio.

> le parabole satellitari come pattern verticale dei quartieri turchi sempre in Germania.

***

Adhocracy invece ha un’indole più progettuale.

L’esibizione nella Galata Greek Primary School si apre con questa definizione:

Adhocracy is a type of organization that operates in opposite fashion to a bureaucracyRobert H. Waterman, Jr. defined adhocracy as “any form of organization that cuts across normal bureaucratic lines to capture opportunities, solve problems, and get results”.[2] For Henry Mintzberg, an adhocracy is a complex and dynamic organizational form.[3] It is different from bureaucracy;”

[fonte Wikipedia]

 Trattasi di una panoramica sulle microprogettualità in corso nel mondo, una miscellanea di pratiche informali, a tratti provocatorie, nella misura in cui sono capaci di scavalcare la scrivania amministrativa e proporsi alla società per rispondere a esigenze reali.
Ripensavo lì all’idea di microstoria,  forse mai come in questi tempi, occorre pensare locale.

St Lambrect

> A giugno un gruppo di studenti HFBK  ha organizzato Gerichte auf Tischenuna cena di quartiere in St. Lambrect in Austria. Proprio come abbiamo fatto noi di XScape ad ottobre con “Metti una sera a cena“.
Carino constatare come a km di distanza, progetti fratelli prendano forma: forse perchè spesso si avvertono gli stessi bisogni chissà.

Open Source Ecology propone ‘Global village construction Set’: fattori e scienziati dell’Ohio insieme per

aiutare gli agricoltori a costruirsi da sè il proprio trattore in 6 giorni. Tecnologia al servizio dell’uomo.

IMG_2739

> Imagine di Pedro Reyes, artista messicano che ha deciso di fermare la guerra con la musica. Dal 2008 con la campagna Palas por Pistolas ha raccolto tramite volontarie donazioni, pistole e fucili con cui poi ha realizzato questi strumenti musicali. (che suonano davvero!)

IMG_2710

> un tuffo nella storia. Nel 1957 il sig. Heineken, incuriosito dalla possibilità di costruire utilizzando oggetti inusuali incaricò J. Hebraken di disegnare una bottiglia che potesse funzionare da elemento modulare nelle costruzioni: nacquero così le WOBO. Che però smisero d’essere dopo poco, in quanto non compatibili con la policy dell’azienda. peccato.

wobo> e infine sul tetto il video dell’avvincente azione di restauro dell’orologio nel Pantheon di Paris ad opera del collettivo francese Untergunther, in barba ai burocrati della cultura.

Consiglio di leggere la loro storia qui. Son fighi loro.
***

Sono uscita dall’esibizione con una ottimistica fiducia nella società del futuro. Pensavo all’energia che propagano azioni locali simultanee capaci di raccontare la voglia di risolvere e migliorare la vita dell’uomo.

Poi autobus, ripassare da Tarlabasi, assistere inerme alla demolizione della storia di strade e case fatte di mattoni  e tempo trascorso, e di nuovo amarezza.

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Questa voce è stata scritta da StesaConDitaInForno e pubblicata il dicembre 16, 2012 su 7:00 pm. È archiviata in English posts!, Istanbul'da con tag , , , , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. Segui tutti i commenti qui con il feed RSS di questo articolo.

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