garbugli0

Sicchè mi mancherete. #1

vi penso e vi ripenso, e non riesco proprio a buttarle giù ste due righe che mi balzano per la mente da giorni.

le parole si mischiano ai sorrisi ma non diventano grammatica

mentre dei piccoli ricordi di voi ogni tanto risalendo mi colgono contenta.

Ci siamo conosciuti fondamentalmente per caso,
anche se non può essere stato il caso fortuito
ad acciuffarmi per il colletto (proprio a me!)
per venirvi a raccontare di arte e matematica, croce e delizia dei miei occhi.

E così è cominciata questa nostra piccola storia
con una fifa più nera della lavagna
ed un’insana ed entusiastica incertezza del cosa sarebbe stato.

Perchè sapere di dover raccontare ad un manipolo di ragazzetti simil adolescenti dei legami che esistono tra matematica e arte,

ti mette in una condizione in cui

da semplice studente in cui nella migliore delle ipotesi ti sarà capitato di

riconoscere gli errori,  le debolezze, e i difettacci più assurdi dei tuoi professori
etichettando ste brutte storie con un “se divento così, uccidimi please!

diventi un simildocente e devi rimettere in discussione tutto
cercando di definire delle quantomeno minime identità di studente
di insegnante, cercando perchè no? anche di comprendere il senso dell’insegnare oggi,
della travolgente fluidità del sapere, unica e vera lezione da imparare,
mentre Baricco e Pennac ti prendono a chichiri in testa da bravo somaro.

E così è cominciata  insieme a voi che non potevate sapere che era la mia prima volta
[un po’ come bluffare un punto grosso a carte]

e a parte la tipica perplessità adolescenziale vi siete lanciati un po’ per gioco, arrivando a dei risultati sorprendenti giorno dopo giorno.


Prima lezione: disegnare la geometria della pasta, a partire da quella riversata sul banco.

Inizialmente  non ci potevate credere,
un piccolo cavallo di troia a forma di tubettino rigato
vi chiedeva di disegnare tutto quello che c’avevate in testa nel capitolo geometria, di osservare na volta tanto delle forme che mangiamo ogni giorno, non per infilzarle ed ingoiarle, ma per disegnarle e spiegarle.


In fondo niente di difficile, vi siete sentiti a vostro agio e avete iniziato a fare.

Niente paranoie da problema che non esce, da maledetti dati mancanti, da refuso di stampa proprio tra le parentesi del risultato. No.

Un’opinione di geometria, un secondo te.

E’ così la prima volta è andata liscia.

Un’indicibile soddisfazione nel vedervi ignorare i 5 minuti di pausa possibili e placidi continuare a disegnare.

Belli.

Eravate così pestiferi e simpatici

che c’ho preso gusto nel vedere ogni settimana le vostre faccette da miniuomini e da minidonne divertite da situazioni un po’ nuove ed un po’ astruse,

che tutto l’entusiasmo che c’ho versato nel pensarle è davvero quasi tutto merito vostro.

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Questa voce è stata scritta da StesaConDitaInForno e pubblicata il giugno 2, 2012 su 9:18 pm. È archiviata in Dal cucchiaio alla città con tag , , , , , , , , , , , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. Segui tutti i commenti qui con il feed RSS di questo articolo.

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