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Di cultura materiale e di globale.

Siamo impastati di cultura materiale e manco ce ne rendiamo conto. Manco ce ne preoccupiamo, porgendo la chiappa a non meglio identificati palazzinari e paninari, che l’hanno capita sta cosa ma fanno orecchie da mercanti.

Prima di partire con l’invettiva, facciamo un passo indietro e diamo un po’ di definizioni.

Punti all’ordine del giorno sono la materia ed il materiale, e la gran bella differenza che c’è tra i due.
Si definisce ‘materia‘ una qualsivoglia “entità provvista di una propria consistenza fisica dotata di peso ed inerzia, capace di adeguarsi ad una forma“*, ma non è abbastanza.
La materia è ai primordi di un processo, è magari essa stessa frutto di un processo, ma ancora le sue caratteristiche sono ancora tutte in potenza.
E’ questo discorso vale per un deposito di argilla che potrebbe essere chissà vasellame o mattoni, tanto quanto per  la farina che potrebbe essere pane, pasta o magari semplicemente riempire dei palloncini con occhietti e diventare un imperdibile gadget antistress.

Quindi per intenderci, once more again: l’argilla è la materia – il mattone è il materiale.

E’ come se la materia scegliendo di subire un processo piuttosto che un altro, decidesse cosa fare da grande, in tutto l’universo di mestieri possibili.

Ora,  è proprio all’atto della decisione che vi volevo portare.
Usualmente, una materia X può esprimere alcune sue preferenze (leggi ‘vocazione della materia‘), ma a far la magagna, a scegliere ed ad agire è sempre il solito nzo: l’uomo.

Perciò, fin tanto che l’uomo bazzicava la sua cultura materiale non c’era bisogno di inventarsi nulla di sensazionale:

in Puglia si costruivano muretti in pietra a secco, perchè occorreva spietrare la campagna per poterla coltivare;

in Olanda si costruiva in legno, data l’ampia disponibilità di legname (ed allora non esisteva la FSC!);

in  Iran si costruiva in terra cruda e paglia e magari perchè no? anche in sterco di vacca.

Poi è arrivato il cemento armato, il junkspace** e l’aria condizionata, l’International Style e l‘International cuisine, che hanno permesso di mangiare a colazione lo stesso bacon con le stesse uova nello stesso grattacielo in quattro parti qualunque del mondo, anche se a colazione tu pucci solo il cornetto nel cappuccino, e invece NO! hot sausages!

Sia chiaro: lungi dall’essere retrogradi o primitivisti, è lampante come questa scarnificazione della dimensione locale ha depauperato interi patrimoni culturali, – si sono perse le tecniche, le maestranze – procedendo a passi svelti verso una progressiva omologazione identitaria.
Quella stessa omologazione che spinge intere masse di stomaci a preferire un big huge uozzametigan hamburger ad una mezza ruota di focaccia alla barese.  e tutto questo non va affatto bene.
*tratta da: Devoto Oli – Dizionario

** Koolhaas Rem, Junkspace – per un ripensamento radicale dello spazio urbano, ed. Quodlibet, Macerata 2006.

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Questa voce è stata scritta da StesaConDitaInForno e pubblicata il luglio 7, 2011 su 11:27 pm. È archiviata in Menù del Giorno con tag , , , , , , , , , , , , , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. Segui tutti i commenti qui con il feed RSS di questo articolo.

5 pensieri su “Di cultura materiale e di globale.

  1. Giuda in ha detto:

    ma non ho capito, è una ricetta per cucinare i cornetti o le salsicce? Comunque sono nella scienza dei materiali da 4 anni e non mi ero mai chiesto la differenza tra materia e materiale. È una questione che mi affascina, ma la tua distinzione mi lascia dubbioso. Anche secondo me il materiale è materia funzionale. Ed apparentemente fra un lingotto di ferro ed un atomo di ferro (entrambi definibili come “materia”, solo il lingotto è un materiale perché ci puoi costruire o farci chissà che. In realtà però anche l’atomino di ferro lo fai reagire e ci fai un molecolone di qualcos’altro, e quindi può comportarsi da “materiale”. Nella stessa misura anche l’argilla è un materiale, perché puoi farci, abbastanza direttamente, i vasi (ed i mattoni, perché no?, che come oggetti di arredamento per interni sono sottovalutati, io ne ho uno bellissimo su uno scaffale della libreria, fra le Confessioni di Sant’Agostino e 100 colpi di spazzola prima di andare a dormire)

  2. mi commuove leggere un piccolo lingotto di piombo come te, seguire i tuoi ragionamenti, e meravigliarmi della fondatezza e pregnanza delle tue parole. come tu stesso dici, non si può definire qualcosa a priori ‘materia’ o ‘materiale’ senza interrelarlo con il processo, l’ambito in cui l’oggetto si inserisce (un atomo in architettura rappresenta poco, ma in chimica sticà!), le ambizioni e le finalità che si ripongono in quel qualcosa. sono concetti assolutamente relativi ma tanto fecondi.
    la materia mi fa pensare all’essere, al qui e ora, alla contingenza, a qualcosa di muto e presente, che non ha bisogno di gesticolare per essere compresa o identificata. è espressione.
    Il materiale è volontà, intenzione. E’ materia impastata di obiettivi, è panta rei, è reale in fieri.
    ora spero con questi paroloni di averti sedato a sufficienza, magari anche un po’ stordito giusto il tempo di finire di prepararmi la borsa per qualche giorno di vacanza.
    T.

    • Giuda in ha detto:

      fatica sprecata, ero comunque a distanza di sicurezza e non in condizione di nuocere, perso nel sud-est francese, già sedato a dovere dalla cucina “gasconne” e dal vino Bordeaux

  3. Pingback: Un accozzo, un regalo ed una bozza di Manifesto. | garbugli0

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